Non sei solo.
Ciao mio adorato,
scusa.
Scusa se ti appesantisco, scusa perchè mi piace la gioia di vivere che mi dai dentro, sempre.
Sei incredibile, i tuoi occhi e i tuoi sorrisi mi scaldano il cuore e in fondo mi potrebbe bastare.
Però se devo essere sincera poi non mi basta.
Ecco il punto della tristezza/nervoso che provo.
Io e te siamo uno per l’altro, lo so. E io sono qui per te. Voglio essere per te!
Siamo noi, siamo io e te che costruiamo la nostra vita insieme. Se vogliamo costruirla – che è una cosa difficilissima già da fare da soli, ma io credo che il bello di stare in due sta proprio nel poter contare sull’altro, nel chiedere all’altro come poter fare, cosa voler fare – possiamo farlo! È il gioco strategico più bello che esista! Tiriamo i nostri dati, sfruttiamo le nostre risorse, costruiamo le nostre strade e giochiamo le nostre carte progresso…
Forse io sono la prima a non saperti dire cosa voglio fare: lo voglio tantissimo, poi mi agito e mi sento sciocchina (e anche troppo smielensa, a volte) e finisco per rimbecillirmi e lasciare perdere, mi viene l’imbarazzo… insomma: da quel punto di vista forse dobbiamo ancora un po’ conoscerci.
Forse tu vedi meglio di me dove andiamo? E forse dovresti solo avere il coraggio di dirmelo. Io so solo che ho una gran voglia di fare con te… tutto… qualsiasi cosa sia,,,
Ho bisogno di sentirti vicino.
Ho paura di sentirti lontano.
Questa mia eterna e insaziabile voglia di stare con te, di vederti (che mi sembra reciproca) sta nel fatto che il mio sogno è di chiuderci in camera a scegliere le foto, a decidere cosa mettere nei cassetti, cosa mangiare, dove andare alla sera.
Forse dovremmo imparare ad organizzarci. Siamo tutti e due un po’ impacciati in questo, ma ormai lo sappiamo e possiamo essere uno la forza dell’altro. Per me svelarti le mie paure e le mie insicurezze risulta una sconfitta e forse tu la pensi allo stesso modo, ma è sbagliato, penso.
Penso che se ne parliamo ci togliamo un sacco di dubbi. Penso che se ci confrontiamo usciamo da molte paranoie e sorridendoci troviamo soluzioni e motivazioni.
Non sentirti in deficit, la vita corre e io sono irrequieta, forse questo è il mio peggior difetto: quello di non essere mai soddisfatta, di volere e volere sempre di più… però lo compenso col dare tutto quello che sono. Se credo in una cosa (noi) non ho mai paura, mi basta per uscire di casa e avere la forza di spaccare il mondo.
E poi dalla mia, chiamiamola così, esperienza di vita di coppia a lungo termite, posso dirti che è inutile aspettare che le cose accadano: siamo noi che facciamo le cose e che sempre le faremo. Non esiste una versione definitiva, è sempre tutto in divenire. Per questo no so aspettare: aspettare mi turba, crea sospensioni. Rallenta. Vedere come va anche, perchè vuol dire che allora viviamo “vedendo come va” che non è proprio esattamente vivere.
Semplificando dobbiamo fare alcune cose:
> telefonare al tipo di torino: solo sentendo cosa dice capiamo se è una cosa che ti interessa/ci interessa, se è fattibile o no: pesante avere sta spada di damocle del non averlo chiamato – che sembra che non ce ne fotte un cazzo, quando in realtà ci fa paura.
> parlare del fatto che la mia famiglia si infila nella mia vita (certo, perchè mi ama, ma a volte soffoca/destabilizza me) quindi se per te è uno stress lo volgio sapere, perchè lo capisco al 1000% e perchè io per prima nn so che cazzo sto facendo in questo semestre di “prova”…
> pensare che siamo io te adesso (vuoi pensare così?) e che-ne-sai di tutto quello che vogliamo o che vorremmo. Magari potremmo aprire una silo o una pasticceria! Voglio dire: perchè essere “schiavi” delle realtà che ci portiamo dietro? io credo in te, mi piaci tu (meglio di così non riesco a dirtelo) e ho un desiderio fortissimo di appartenerti.
Scusa, scusa davvero se ti sbatto davanti al naso le mie angosce.
Inizio proprio ad amarti.
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