Giorno 2.
Quello pieno. Sono a Camden Town, sempre bella. Upstairs in un tea-coffe bar, tutto legno e sedie diverse. Mi piace. C’e un cartello che dice vietato fumare e parrebbe rivolto all’esterno. Bah. Mi pare strano.
E quindi non sto fumando (mi giro un a sigaretta). Controllare questo www.qype.co.uk, dice “Find it. Share it.”. Mh.
Ore 14: fantastico pranzetto con meat lasagna, fatta bene unica pecca la sottiletta in cima. Peroni bear. Ora missione Leicester + portrait museum. Peccato avere un solido abbiocco e non aver trovato a camden un valido paio di sunglasses. Quindi, visto che come ogni volta che vengo a Londra c’è il sole, mi acceco!
Princess Square.
Così facile. “Moscow road poi a destra e ci sei” aveva detto Gemma.
Ma Moscow road non la vedo, quindi mi faccio il giro a piedi attorno a Kensington Square. Poi a ritroso ma sulla parallela di Bayswater arrivo al parco. E alle scuole. bambini in divisa, rosse. Pub d’angolo: mi ispira. Prendo mezza pinta e sono a due traverse.
Ovvai!
Non sei solo.
Ciao mio adorato,
scusa.
Scusa se ti appesantisco, scusa perchè mi piace la gioia di vivere che mi dai dentro, sempre.
Sei incredibile, i tuoi occhi e i tuoi sorrisi mi scaldano il cuore e in fondo mi potrebbe bastare.
Però se devo essere sincera poi non mi basta.
Ecco il punto della tristezza/nervoso che provo.
Io e te siamo uno per l’altro, lo so. E io sono qui per te. Voglio essere per te!
Siamo noi, siamo io e te che costruiamo la nostra vita insieme. Se vogliamo costruirla – che è una cosa difficilissima già da fare da soli, ma io credo che il bello di stare in due sta proprio nel poter contare sull’altro, nel chiedere all’altro come poter fare, cosa voler fare – possiamo farlo! È il gioco strategico più bello che esista! Tiriamo i nostri dati, sfruttiamo le nostre risorse, costruiamo le nostre strade e giochiamo le nostre carte progresso…
Forse io sono la prima a non saperti dire cosa voglio fare: lo voglio tantissimo, poi mi agito e mi sento sciocchina (e anche troppo smielensa, a volte) e finisco per rimbecillirmi e lasciare perdere, mi viene l’imbarazzo… insomma: da quel punto di vista forse dobbiamo ancora un po’ conoscerci.
Forse tu vedi meglio di me dove andiamo? E forse dovresti solo avere il coraggio di dirmelo. Io so solo che ho una gran voglia di fare con te… tutto… qualsiasi cosa sia,,,
Ho bisogno di sentirti vicino.
Ho paura di sentirti lontano.
Questa mia eterna e insaziabile voglia di stare con te, di vederti (che mi sembra reciproca) sta nel fatto che il mio sogno è di chiuderci in camera a scegliere le foto, a decidere cosa mettere nei cassetti, cosa mangiare, dove andare alla sera.
Forse dovremmo imparare ad organizzarci. Siamo tutti e due un po’ impacciati in questo, ma ormai lo sappiamo e possiamo essere uno la forza dell’altro. Per me svelarti le mie paure e le mie insicurezze risulta una sconfitta e forse tu la pensi allo stesso modo, ma è sbagliato, penso.
Penso che se ne parliamo ci togliamo un sacco di dubbi. Penso che se ci confrontiamo usciamo da molte paranoie e sorridendoci troviamo soluzioni e motivazioni.
Non sentirti in deficit, la vita corre e io sono irrequieta, forse questo è il mio peggior difetto: quello di non essere mai soddisfatta, di volere e volere sempre di più… però lo compenso col dare tutto quello che sono. Se credo in una cosa (noi) non ho mai paura, mi basta per uscire di casa e avere la forza di spaccare il mondo.
E poi dalla mia, chiamiamola così, esperienza di vita di coppia a lungo termite, posso dirti che è inutile aspettare che le cose accadano: siamo noi che facciamo le cose e che sempre le faremo. Non esiste una versione definitiva, è sempre tutto in divenire. Per questo no so aspettare: aspettare mi turba, crea sospensioni. Rallenta. Vedere come va anche, perchè vuol dire che allora viviamo “vedendo come va” che non è proprio esattamente vivere.
Semplificando dobbiamo fare alcune cose:
> telefonare al tipo di torino: solo sentendo cosa dice capiamo se è una cosa che ti interessa/ci interessa, se è fattibile o no: pesante avere sta spada di damocle del non averlo chiamato – che sembra che non ce ne fotte un cazzo, quando in realtà ci fa paura.
> parlare del fatto che la mia famiglia si infila nella mia vita (certo, perchè mi ama, ma a volte soffoca/destabilizza me) quindi se per te è uno stress lo volgio sapere, perchè lo capisco al 1000% e perchè io per prima nn so che cazzo sto facendo in questo semestre di “prova”…
> pensare che siamo io te adesso (vuoi pensare così?) e che-ne-sai di tutto quello che vogliamo o che vorremmo. Magari potremmo aprire una silo o una pasticceria! Voglio dire: perchè essere “schiavi” delle realtà che ci portiamo dietro? io credo in te, mi piaci tu (meglio di così non riesco a dirtelo) e ho un desiderio fortissimo di appartenerti.
Scusa, scusa davvero se ti sbatto davanti al naso le mie angosce.
Inizio proprio ad amarti.
1)
Allora sì!
Ecco! Tornata nel pieno della iperattività.
Domani inizia ottobre, ovviamente il mio mese preferito. Scende il fresco, le giornate si accorciano, la notte si allunga. Ci si mette i maglioni, le calze di lana, le giacche a contrasto col vento, le sciarpe. Le borse sono più grosse (chissà perchè, ci si mette più roba?) e si mangia di gusto.
Al lavoro faccio più tardi, come se stare di più al computer scaldasse. In realtà si è rientrati nel regime, quello che ti stanca meno di quando fai meno, perchè facendo di più entri nel flusso contuinuo che un giorno è incollato all’altro, per cui la tensione e l’attenzione non scendono mai e sei sempre un po’ più pronta, più reattiva. Poi mi sto sintonizzando sulla new special life, che mi impone di evitare di andare a casa alle 7 perchè tanto c’è traffico – sì, a breve mi trasferisco in campagna: incredibile che per conquistare un po’ più di relax ci si infili nell’inghippo del traffico. Quindi bene, resta solo da vedere se riesco a gestire l’energia, che vuole e vuole convogliarsi su Ini, che però quando lo incontro dopo 14 ore di sveglia convoglia male. Ma chi se ne frega.
Bene, quindi tutto ok. Se riesco andare a Londra super benissimo: inauguro l’autunno con shopping e magari look speciale, che guduria. Sono un po’ vanish, mi rendo conto, am almeno l’ammetto, anzi: cerco di soddisfare completamente la voglia.
Bene, sostituiamo una pagina dell’esecutivo e si va.
Tu.
Tu che sei arrivato.
Tu che ti sei presentato.
Tu, che ti vedevo e non sapevo. Ti conoscevo e non pensavo. Tu che ora riempi i miei vuoti.
Tu e ancora tu.
Noi che ci siamo incontrati, noi che ci siamo trovati.
Tu che dicevi “Io non”. Io ti rispondevo “Si ma”. Ti ricordi?
Noi che ci curiamo, noi che guariamo.
Noi che ci scopriamo, che ci diciamo “Ti aiuto, mi aiuti?”
Ci dicevamo: il meno rischia meno. Ti ricordi? Tu con le tue idee sul non sapere, non volere, non dare.
E poi ci diciamo: il più riempie di più. Lo senti? Io con le mie idee sul dare, creare, volere.
Siamo più forti adesso? O siamo più deboli?
Più pieni e più esposti a tornare vuoti. Ho una paura fottuta di dovermi svuotare di te da un momento all’altro. Così, all’improvviso.
Perchè?
Temo, temo. Temo che la cura abbia sanato te e non me. E se io avessi bisogno che tu mi curassi ancora?
Tu ti senti curato? Ti senti guarito? O sei più ammalato?
Io non lo so. Forse vorrei mi curassi sempre.
La nostra cura è così equilibrata che non è più una medicina: è diventata quasi ossigeno.
È diventata qualcos’altro, ma l’idea primordiale di noi è la più forte, la più bella.
Ti riempio, mi riempi?
Tu mi riempi, ti riempio io?
Forse mi sono ammalata di nuovo di quei volere, dei dare, dei ridare, dei creare.
Mi curi, tu?
Ho voglia di te, sempre di più.
Baraonda.
C’e un lago dall’acqua specchiata. Un mare dall’onda mossa. Un cielo stellato, un sole spaccato. Una strada curvata, una canzone urlata.
C’è la musica nell’aria. Tutto è apparecchiato. Ci sono anche le pastiglie per la lavastoviglie. Apro il vino e lo servo. Seduti chick to chick mi guardo le caviglie.
Passa il finesettimana, passalo bene, fai cose, vedi persone. Eppure quella voglia ermetica di farti i cazzi tuoi resta e a lungo. Forse forse mi organizzo un finesettimana al mare.
Cos’è tutta sta voglia di astenersi? Cos’è tutta questa fatica a divertirts? E poi il nervo: come mai mi innervosisco se per mezzagiornata cazzzeggio e mi sento sfigata-tagliata fuori-che non ho fatto cose da urlo? Il relax mi annoia? O sono talmente stressata che non so cosa voglio e tutto mi urta?
M, probabile la seconda.
M, probabile che sia depressa? Ma come sarebbe possibile? Sento mancanza, mancanza di tempo. Inadeguatezza anche. Mancanza rispetto alle aspettative.
Vorrei divertirmi ma mi sento stanca. Vorrei riposarmi ma mi sento sfaiga. Oddio: è un’incubo! non riesco a darmi pace! E sinceramente quano è così c’è qualcosa che non va. Il fastidio che provo a tratti in certe occasioni è davvero la risultante di isteria. E la stessa isteria che mi porta a provare fastidio è la stessa che mi mangia di rimorso quando mi rendo conto di non essere stata “splendida”.
Forse è questo desiderare perennemente di risultare splendida che mi sfianca. Però se sono così devo capire il perchè di questo mio atteggiamento: sta nel fatto che non basto a me stessa e devo bastare agli altri? Può essere. E perchè? Perchè sono narcisa. Perchè mi piace piacere. Ma perchèèèèèèèè. MMMM. POi non è proprio così. È più che altro che mi stanno tutti a turno sui coglioni. Forse è invidia. Invidia ceca, perchè so benissimo che non ho da invidiare nulla agli altri. Però me li immagino tutti più sereni, più volenterosi, più felici, più certi sul da farsi.
Invace nella mia vita mi pare che sto sempre a convincermi che va tutto bene. Come se volessi autotranquillizzarmi che quello che sto facendo è giusto. E poi sono bastarda, perchè nei confronti di altre persone che reputo meno quadrate, meno inquadrate, vivo la differenza e mi consolo.
Quindi è un problema di aspettative, as usual. Mah. Dovrò affrontarlo prima o poi.
E soprattutto vorrei davvero imparare a gestire bene il mio tempo. Quello vero, quello che ti da. MMM! che nervo! È come accettare di riorganizzare la propria vita! Quindi si sottintende che qcosa non va! UH! che nervo.
Bene basta, mi are lo sfogo sia centrato. Ora so come gestirmi la giornata.
E cmq mirko mi piace, forse troppo. Forse è lui che mi fa sentire inadatta? Mi sento poco artistica. poco freak, meno di sinistra. Meno. Meno meno?
I love my man.
Oui, je suis jelous!
E yes! I’m in love with him.
Mi adora. Lo adoro. Stiamo vicini, ci cerchiamo, ci apprezziamo, ci vogliamo.
Mi rende felice, mi da pace, mi piace.
Non vedo l’ora di stare con lui, penso tutto il giorno a quanto è bello avere a che fare con lui.
Mi vuole bene, si vede, me lo dice, mi abbraccia di notte.
È bello, mi ci perdo dentro e mi sento sua, su misura per lui.
Ci scopriamo ogni giorno e la sorpresa è che aumenta l’amore.
Devastante, eccitante, divertente.
Mi piace un casino. Sono felice ed emozionata.
Mi cago sotto anche, ma è il bello.
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A PRANZO A CASA!
no davvero, oggi no!!! Sarà perchè è martedì? Chissa, tutto può essere.
Dormo male di notte.
Sono felice di giorno ma il tempo non mi basta mai.
Di lavorare nonostante tutto ho poca voglia, avrei da organizzare molte cose di mio interesse ma chiaramente non lo faccio al lavoro, per quanto potesse risultare pertinente.
L’aria di cambiamento equilibri si sente, vado verso la convivenza e non vedo l’ora. Vado verso un trasloco e già penso al delirio. Vado verso l’arredarci casa che mi riempie di gioia.
Vado anche verso Torino e mi sento indietro, dovrei telefonare fare schemi e organizzare cose chissà quando avrò il tempo di farlo.
Respiro. La giostra gira e ho pagato il biglietto: devo godermi la corsa. Resta la macchia, quella del non-riscontro dei miei boss, che non hanno tempo di gestirmi.
Quindi oggi vado a casa a pranzo, tanto per rimanere in linea sul farmi i cazzi miei, in any case.
Domenica anniversario, con in mezzo un compleanno. Spero davvero non sia solo galline perchè io voglio accanto il mio pollo.
UBICA
Nasce un progetto.
Consiste nell’ubicare mobili. L’attività di restauro e reinterpretazione diventa comunicazione, espressione.
Gli oggeti in vendita vengono presentati e allestiti in uno spazio vetrina.
Ogni allestiemnto è una storia, una performance, un racconto a sè. Dare valore ai singoli interventi significa per UBICA sostenere il progetto.
Arredare per credere.
Special guest: mirkomatteini e silviasardi.
Settembre.
Sempre scrivere un post dal titolo “settembre”. Fa inizio. E l’inizio è iniziato.
Il fine settimana trascorso a un matrimonio è stato divertente, momlto divertente: una scia estiva niente male. Uno scoglio al quale apigliarsi il lunedì, durissimo, pallosissimo. Al lavoro, come tutti i lunedì, ma con l’ennesima nota in sospeso, con quell’alone di assenteismo ingiustificato di risposte e intenzioni.
Attendere prego. Attendere ancora. Attendere, in ogni caso! Vietato proiettarsi in avanti, vietato sapere se i progetti sono sosenibili. E sai allora che c’è? Che io mi faccio i cazzi miei e di brutto. Investo quote altrove, probabilmente è la sola cosa che devo fare. Le prospettive si aprono e coraggiosamente le guardo, le contemplo. Mi danno carica, speranza, aprono la visuale. Sono felice, nella mia vita stanno accadendo cose importanti, mie, belle.
E quindi? Che attendo?


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